VinoFino
Cerca prodotto

Ricerca avanzata
Produttore
Nel tuo carrello
Prodotti nel carrello: 0
Visualizza carrello
Login utente
Username
Password
Newsletter
Indirizzo email
Segnalato da

 

   

Monzio Compagnoni - Vini in Franciacorta
Azienda Agricola Monzio Compagnoni Via Nigoline, 18 - Adro (BS) 25030 Cantina: Via Serardesca - Loc. Donnecco - Scanzorosciate (BG) 24020

LA CANTINA IN FRANCIACORTA
A Nigoline di Corte Franca di fronte allo storico palazzo dei Baroni Monti della Corte, si trova il nucleo più recente dell’Azienda Monzio Compagnoni.

Qui la coltivazione della vite e la conduzione di vigneti specializzati hanno origini antiche: tanto da risalire ai primi passi della storia franciacortina moderna.

Già negli anni 60 e 70 i Monti della Corte commercializzavano il loro Pinot di Franciacorta, all’epoca uno dei migliori bianchi tranquilli della zona, e muovevano i primi pionieristici passi verso la spumantistica, assistiti dai migliori tecnici di allora.

Questo patrimonio enologico, che si stava spegnendo, è stato rivitalizzato nel 1995 dal nostro subentro nell’attività con l’affitto della cantina e dei vigneti.

Qui distribuita intorno ad un’antica corte troviamo la zona di vinificazione e di imbottigliamento e, interrata nel palazzo, quella di affinamento in acciaio e nel legno.

La dotazione delle più moderne tecnologie enologiche nel campo della vinificazione e le tradizionali linee di imbottigliamento, confezionamento e degorgement permettono all’azienda di essere indipendente in ogni operazione di cantina, svolta con proprio personale specializzato.

Così la cura e la personalizzazione in ogni processo risultano fondamentali per la caratterizzazione di ogni vino secondo il preciso stile aziendale.

Oggi, accanto a queste strutture, si affianca un ulteriore deposito nella frazione di Colombaro per lo stoccaggio a temperatura controllata di tutto il vino confezionato, pronto per essere commercializzato.

Nei primi mesi dell’anno 2001, l’Azienda, nello spirito di migliorare ulteriormente sia i processi produttivi che l’immagine, ha investito nell’acquisto di una casa colonica nel comune di Adro.

Questa cascina, arricchita da un ettaro di terreno, si trova all’interno delle proprietà dei Signori De Marchant et d’Ansembourg, eredi Monti della Corte, dove sono situati i nostri attuali vigneti in conduzione diretta.

Qui, dopo la ristrutturazione della struttura edilizia, l’ampliamento e il reimpianto dei vigneti sorgerà il polo franciacortino riunificato.

Nel frattempo l’attuale capacità della cantina, pari a 2300 ettolitri in acciaio inox ed a 100 barriques francesi da 225 litri, ci permette di lavorare le circa 200.000 bottiglie annue totali complessive delle due denominazioni.

La vicina Parrocchiale di Nigoline ed il prospiciente Palazzo Monti della Corte ci inseriscono in un ambiente caratteristico e ricco di storia.

I due edifici furono edificati nel corso del ‘600 e furono portati a termine con interventi successivi.

Dei due il più importante è certamente il palazzo del quale si può notare la facciata esterna  grandiosa ed austera: con le inferriate delle finestre in ferro battuto e la ben spaziata scansione dei vuoti e dei pieni.

Bello il portale in pietra di Sarnico con bozze alte a creare prospettiva verso il centro ed il vastissimo androne, con volte a costoloni, che si allarga in un porticato a tre luci altissimo.

Sull’androne  e sul portico si affacciano vari locali incorporati nella nuova costruzione eretta due secoli dopo: l’antica “caminada” con volta a grossi costoloni abbinati (sec.XV) con colonne dai capitelli composti.

Sul lato a monte dell’androne e del portico si affacciano le ampie sale secentesche e attraverso una grande arcata si entra nel vano dello scalone molto ampio, a due rampe, con la balaustra a colonnine diritte e semplici che immette nella vastissima galleria con soffitto a travetti: dalla galleria si passa in sale decorate da cornici a stucco.

Al corpo centrale del palazzo, nella parte a nord, è unito un corpo laterale più basso con un breve porticato a pilastrini abbinati, che, a pianterreno, termina con una cappella dalla volta decorata nel settecento. Al primo piano di quest’ala laterale vi è tutta una sequela di piccole stanze con soffitti decorati sempre nel ‘700.

Nel palazzo, completato dal secolare parco e dall’ampio brolo, si possono organizzare ricevimenti e feste private dal tocco raffinato ed aristocratico.

LA DOCG FRANCIACORTA

La zona a Denominazione Controllata e Garantita Franciacorta è delimitata ad est da colline rocciose e moreniche, a ovest dal fiume Oglio, a nord dall’anfiteatro delle colline del Lago d’Iseo e dalle ultime propaggini delle Alpi Retiche ed a sud dalla fascia pianeggiante con il Monte Orfano.

Questa zona riconosciuta nel 1967, con modifiche del disciplinare nel 1983 e 1993, è stata particolarmente studiata dal consorzio di Tutela con la realizzazione della zonazione e della carta vocazionale dei terreni e si estende prevalentemente su terreno morenico a sud del lago d’Iseo dove le ondulazioni lasciate dal ritiro del ghiacciaio preistorico offrono ampi spazi alla viticoltura.

Il clima mitigato dal benefico effetto del lago è particolarmente favorevole all’ottenimento di uve qualitativamente superiori preludio a ottimi vini.

La superficie vitata, con rivendicazione delle uve nell’anno 2000, è pari a 912 ettari per la docg, 300 ettari per il Terre bianco e 432 ettari per il Terre rosso per un totale di 1643 ettari.

La commercializzazione del Franciacorta, nello stesso anno, si è assestata intorno alle 3.800.000 unità, ottenute esclusivamente con il metodo della rifermentazione in bottiglia dei vini base ottenuti dalla vendemmia. Le uve ammesse sono lo Chardonnay e/o Pinot Bianco e/o Pinot Nero, la cui resa deve essere al massimo di 10.000 chili per ettaro. Sono vietate le pratiche di forzatura, tranne l’irrigazione di soccorso, e le pratiche di vendemmia che non mantengono l’integrità degli acini.

La resa di trasformazione uva –vino deve essere del 65%, il periodo di elaborazione in bottiglia parte dal 1° febbraio successivo alla vendemmia.

Alla realizzazione della cuvee dei vini base, che per i millesimati (i vini con l’indicazione della vendemmia) deve contenere l’ 85% di vino dello stesso anno, viene aggiunta una percentuale di zucchero di canna pari a 25 grammi litro per il Franciacorta e 18 per la tipologia Saten.

L’aggiunta della liquer de tirage formata anche dai lieviti selezionati e dal chiarificante provoca la rifermentazione con sviluppo di anidride carbonica ed alcool. L’anidride carbonica, imprigionata nella bottiglia dalla bidule o sottotappo e dal tappo corona ermetico, si ricompone con il vino dando origine alla presa di spuma ed al caratteristico perlage: tutto il processo avviene immagazzinando nelle cantine le bottiglie poste orizzontalmente in cataste.

Al termine della rifermentazione i lieviti, morendo, si depositano sul lato lungo della bottiglia dove cedono per lisi altre sostanze al vino spumantizzato.

Alla scadenza del periodo di invecchiamento che minimo deve essere pari a 25 mesi dalla vendemmia e 18 mesi dal tiraggio o imbottigliamento avviene il remuage o rimozione del deposito su appositi cavalletti detti pupitres. Qui con abili manovre della durata di circa due settimane, il deposito viene fatto concentrare nel sottotappo.

La bottiglia tenuta a testa in giù viene successivamente posta in appositi congelatori di colli che ghiacciando il sedimento permettono di raddrizzarla per sganciare il tappo corona provvisorio e permettere l’espulsione del sedimento grazie alla pressione interna pari a circa 6 atmosfere.

A questo punto viene immessa la liquer d’expedition, cioè vengono rabboccate le bottiglie con una soluzione zuccherina e di vino che determina la tipologia di gusto del Franciacorta.

Si ottengono così in assenza di zucchero o, al massimo, 3 grammi litro i Pas dosè o Dosage Zero o Nature, da 0 a 6 grammi litro l’Extra Brut, con meno di 15 grammi litro il Brut e poi a salire l’Extra Dry da 12 a 20 grammi, il Dry o Sec da 17 a 35 grammi, il Demi Sec da 33 a 50 grammi e il Dolce, non previsto dal disciplinare, con oltre 50 grammi litro.

Con l’aggiunta della liquer, la tappatura definitiva con il tappo a fungo, la gabiettatura  e l’abbigliaggio della bottiglia si conclude l’elaborazione del metodo classico.

Al consumo il vino deve rispettare l’alcool minimo dell’11,5%, l’acidità al 5,5 per mille ed un estratto secco minimo del 15 per mille.

Il Franciacorta si può elaborare anche nella versione Rosè e Satèn.

La versione Rosè deve contenere almeno il 15 % di uve Pinot Nero, mentre quella Satèn deve essere ottenuta da sole uve Chardonnay e nella sola tipologia di gusto brut, con una sovrappressione inferiore o al massimo di 5 atmosfere.

Tutte le versioni possono riportare il millesimo se rispettano la già citata composizione dei vini base e subiscono un affinamento di almeno 30 mesi.

Accanto alla docg esiste la Denominazione di Origine Controllata Terre di Franciacorta nelle tipologie bianco e rosso.

Nel bianco la composizione delle uve ricalca quella degli spumanti con una resa per ettaro, in caso di non declassamento delle uve docg, ma partendo da vigneti iscritti al solo albo della Doc, di 11.500 chili con un resa di trasformazione del 68%.

Le caratteristiche minime all’atto dell’immissione al consumo devono essere: alcool all’11%, acidità al 5 per mille ed estratto secco al 15 per mille.

E’ possibile aggiungere il toponimo vigna immettendolo al consumo dopo il 1° settembre successivo alla vendemmia e un titolo alcolometrico minimo del 12%.

Il rosso è composto dalle seguenti uve con queste percentuali minime: Barbera 10%, Nebbiolo 10%, Merlot 10% e Cabernet Sauvignon e Franc 25%.

Le rese sono uguali al bianco e le caratteristiche minime al consumo devono essere: alcool 11%, acidità 5 per mille ed estratto secco 17 per mille.

Il toponimo vigna si deve immettere sul mercato due anni dopo il periodo vendemmiale con sei mesi di affinamento in legno e sei mesi in vasca o bottiglia: la gradazione alcolica minima sale al 12%.

Accanto ai vini docg e doc ci sono quelli ad Indicazione Geografica Tipica Sebino che possono riportare l’indicazione del vitigno se ne contengono almeno il 90% come ad esempio il Pinot Nero Sebino Rosso.

CARATTERISTICHE GEOLOGICHE DEI TERRENI DI NIGOLINE:

I vigneti attualmente coltivati a Nigoline di Corte Franca rientrano nel sistema degli anfiteatri morenici dell’alta pianura e nel sottosistema dei depositi morenici recenti “wurmiani”, dotati di morfologia aspra e costituiti da depositi glaciali, subordinatamente fluvioglaciali e fluviolacustri, generalmente poco alterati, con diffusa presenza di pietrosità in superficie e di scheletro nei suoli.

Gli appezzamenti Maria Josè e Alessandro, nella parte alta della strada che conduce ad Adro, sono compresi nell’unità di paesaggio dei cordoni morenici principali o secondari con la maggiore consistenza areale nell’anfiteatro morenico sebino e cioè quella occupata dal morenico recente.

In effetti non si tratta di un sistema particolarmente omogeneo essendo composto dalle cerchie di: Monterotondo (la più alta e meglio dimensionata), Borgonato, Timoline, Cremignane e Clusane.

Con il morenico recente prendono consistenza  i depositi e le forme che generalmente si ritrovano e si generano nella porzione interna dell’arco morenico, tipicamente rappresentate da terrazzi più o meno pianeggianti, occupati da morena sovraconsolidata o da depositi di contatto sabbioso-limosi o più fini, ed aree di collegamento in debole pendenza, solitamente occupati da morena di fondo, sulla quale è scivolato il ghiacciaio compattandola.

Nelle porzioni più ribassate delle piane retromoreniche, tra le ondulazioni delle morene di ritiro, compaiono poi depositi glaciolacustri molto fini e colmature colluviali.

La genesi di queste forme e la natura dei depositi ha come conseguenza che, in assenza di una certa energia di rilievo, tendano a svilupparsi fenomeni di idromorfia connessi a ristagni idrici lungo il versante, in presenza di falde, che si muovono parallelamente ad esso in direzione del lago o ristagnanti nelle porzioni più basse del paesaggio.

Nelle aree sommitali o in quelle dei bassi versanti dove, in presenza di coltri di suolo relativamente profonde sono stati compiuti interventi di regolarizzazione delle superfici, di abbassamento della pendenza degli appezzamenti, volti ad ottenere superfici piane o ad ampi gradoni, compaiono i suoli di tipo Foiano nelle concavità e nelle parti più basse degli appezzamenti, e all’opposto, di tipo S.Barbara nei piccoli dossi, nelle convessità e nelle parti alte dei versanti.

I suoli Foiano a pendenza moderata o moderatamente elevata ( Typic Hapludalf fine loamy, mixed, mesic) sono moderatamente profondi o profondi, limitati dal substrato molto calcareo e/o a scheletro abbondante in matrice franco-sabbiosa, o meno frequentemente sovraconsolidato; hanno scheletro frequente, tessitura franca in superficie e franca o franco-argillosa in profondità.

La reazione è neutra nel suolo, la CSC è media, la saturazione alta; non calcareo il suolo è molto calcareo il substrato.

Il drenaggio è buono e l’AWC è moderata o alta in funzione della profondità.

I suoli S.Barbara ( Typic Udorthent loamy skeletal, carbonatic, mesic) sono sottili, limitati dal substrato a scheletro abbondante e fortemente calcareo; hanno scheletro frequente, la tessitura è franco-sabbiosa. La reazione è alcalina, la CSC è media, la saturazione è alta. I carbonati variano in funzione del rimescolamento degli orizzonti inizialmente presenti nei suoli rimaneggiati dalle lavorazioni, che risultano da moderatamente a fortemente calcarei. Il drenaggio è moderatamente rapido ( localmente rapido) e l’acqua disponibile è bassa o molto bassa.

Le loro diverse caratteristiche rendono relativamente complicata la conduzione del vigneto; infatti i S.Barbara possono subire stress idrici relativamente frequenti ed hanno problemi di fertilità e di ritenzione degli elementi nutritivi, problematiche quasi assenti nel Foiano. Complessivamente le fasi fenologiche possono risultare fastidiosamente sfasate. Ai fini dell’interpretazione è considerato prevalente il suolo S. Barbara, anche se localmente possono prevalere i suoli Foiano: tra i due pedotipi esistono, comunque, numerose situazioni intermedie.

Gli appezzamenti del Brolo, Isabella 1 e 2, Madonna della Neve ed Oneto sono compresi nella unità di paesaggio delle superfici di collegamento tra il corpo dei cordoni morenici e le depressioni fra loro interposte.

Ricadono in questa unità aree occupate da depositi colluviali e morenici di fondo.

Sono presenti ricoperture più o meno consistenti, particolarmente diffuse nelle porzioni marginali dei conoidi presenti al piede dei versanti del Monte Alto, tra Colombaro e Clusane, e derivanti dalla ricopertura del morenico di versante.

Le pendenze sono basse o moderate (2-10%) e gli interventi antropici, consistenti in gradonature estremamente ampie, non hanno modificato in modo sostanziale i suoli, generando solamente inclusioni molto limitate di suoli decapitati.

I suoli sono simili ai corrispondenti Foiano a pendenza bassa o moderata (Typic Hapludalf fine loamy, mixed, mesic) già descritti per gli altri vigneti: rispetto a quelli sono comuni le ricoperture, anche consistenti, prodotte da materiali colluviali lungo il versante e sovrapposti al materiale morenico vero e proprio. Altro carattere relativamente diffuso sono le ricarbonatazioni dell’orizzonte superficiale.


Nicola Cappellozza

12/06/2009

Ultimi arrivi
Cabernet Sauvignon  Palazzotto 2007 - Maculan
16,80 (iva compresa)  Aggiungi questo prodotto al tuo carrello
PORTO VINTAGE 1997 - TAYLOR'S
114,00 (iva compresa)  Aggiungi questo prodotto al tuo carrello
ISLAY SINGLE MALT SCOTCH WHISKY  REDEMPTION  - OCTOMORE
132,00 (iva compresa)  Aggiungi questo prodotto al tuo carrello
Contatore visite
Pagine viste: 216679
Utenti online: 1
Carte di credito e modalità di pagamento accettate
© Vinofino.it - P.IVA 02336190281 - P.zza della Libertà, 17 Battaglie Terme (PD) - Tel: 0499101460 - Fax: 049526394